1 / PìblzP MELODRAMMA TRAGICO IN TRE ATTI DOMENICO BOLOGNESE POSTO IN MUSICA DAL MAESTRO DA RAPPRESENTARSI NEL REAL TEATRO S. CARLO NELLA QUARESIMA DEL 1865 NAPOLI Stamperia vico (liardinetlo n.“ 4. 1805 La musica, e la poesia del presente Melodramma è di esclu¬ siva proprietà del cav . Errico Petrelea , perciò di¬ chiara di voler godere dei 'privilegi accordati dalle ve - glianti Leggi dirette a garantire le proprietà letterarie • ed artistiche* MUSIC LIBRARY UNC--CHAPEL HILL 3 Architetto decoratore dei Reali Teatri signor Fausto Me colini. e j APPALTATORI Appaltatori della Scenografia — signori Giuseppe Castagna e Vincenzo Fico. Capo Scenografo — signor Pietro Venier. Direttori ed Appaltatori del macchinismo — signori Mi¬ chele Papa ed Achille Spezza ferri. Appaltatore e disegnatore deli5 attrezzeria — signor FU lippo Colazzi . Appaltatore del vestiario — signor Carlo Guillaume . Disegnatore de’ Figurini del vestiario — signor Filippo del Buono . Direttori ed Appaltatori dell’ illuminazione — signori An¬ tonio Patitucci e Pellegrino. Editore e proprietario esclusivo delle poesie dei libri dei Reali Teatri — signor Catello di Maio . 4 PERSONAGGI ATTORI RODRIGO, re di Castiglia . signor Mirate CURDA, orfana, allevata in Corte ........ signora La Grua ARNALDO , astrologo e me¬ dico del re .... . . signor De Bassinl lì DICA D’ALTAMIRA, primo ministro . ...... signor Morelli GllSMAN, comandante le armi signor Bisaccia RIGO, consigliere .... signor Donadio DIEGO, guerriero .... signor Mcmini PALMI! A, dama, custode di Celiuda ....... signora Cetronè Grandi, Dame, Duci, Araldi, Paggi, Guardie reali, Senatori, Soldati, Prigionieri mori, Popolo. La Scena è in Castiglia nel XIV secolo . N. B. Pochi versi si omettono per brevità. 5 ATTO PRIMO SCEM PRIMI ) Studio del P Astrologo in cima ad una torre in campagna — Da un Iato una specie di verone per le osservazioni astronomiche, dal- Paltro una tappezzeria. ScafTali di libri, astrolabi ,. strumenti, lambicchi ec. Porte laterali — La stanza è illuminata da lampade. In fondo vedesi Amatilo taciturno e pensosa. Àriv. Alfin tramonta il sole ! L’ ombre, il silenzio anela Questa da mille affanni alma straziata,. Sempre a tacere ed a soffrir dannata ! 0 Celinda, o mia figlia, a che non posso Dirli: tuo padre io son , f amo, t adoro. ... E viver deggio a sì crudel mar loro ? » IV Arabi figlio c nella Spagna nato, )) Tutto il foco scnt* io de’ più sublimi )) IV amor, di patria sacrosanti affetti ; » Ma dal di clic levai tropp’ alto il guardo , )) Tanto compressi il core, )) Clic innanzi tempo addivenivi vegliardo l SCEM IL Arnaldo e Ilo airi gov Ito». Gentil maestro, ascoltami... Ara. Ornai sommo onore, o re ?.. Don. Taci, restar vo’ incognito, Ho gran mesticr di te. Ara. ( dopo aver serrato i uscio cV ingresso) L’ arte, la vii a o principe, Spender per voi saprò... Hod. 11 mio pianeta interroga, Altro eia tc non vo ! Ara. Eccomi; o re, svelatemi Ci Ogni intimo desir... Rod. Tu sai de’ Mori F avide Voglie e l’ immane ardir, Ancor ne’ ludi bellici Nuovo inesperto io son ; Vedi, mi fia propizio Marte nel primo agon ? Arn. ( accostandosi al verone , si ferma qualche tempo a guardar nel cielo , indi come ispi¬ rato esclama : ) Io veirno, io veggio cimieri c bende, CO ' O0 1 • 1 Veggio F esercito che in campo scende : Di lampi e folgori l’aria è solcata, Fanti e cavalli s’ urtan sul pian ; Di sangue c polvere s’ c intenebrala La mezzaluna del Musulmani lo F odo - è il cantico della vittoria , Vince la Croce, vince la Fe’; E già raggiante della sua gloria In mezzo al popolo ritorna il re ! Ron. Già del trionfo la tromba squilla, Già il serto brilla - d’ innanti a me ! Ma segui, un altro oroscopo Ora ti chiede il cor... àrn. Parlate... Ron. lo ti vo’ chiedere L’oroscopo d’amori Sulla terra un angiol vidi, 11 più bel clic avesse Iddio ; Tacque il labbro c il guardo mio, Ma quest’ alma F adorò ! Ve’ se in ama al par eli’ io F amo, Abbellir ne vo’ il mio trono, Vedi in ciel... ma certo io sono, Dio quel cor per me creò ! A un. ( come sopra /issandosi prima nel cielo ) Due stelle in ciel sorridono J)cl savio al guardo intento ; Ma in un balen tramontano, E tutto intorno è orror ! IloD. Tu taci ? Ariy. t II firmamento È il libro del Signor ! Rod, Parla, quell’ alma ingenua L’ Eterno a me consente ? Ariy. Meglio tacer lasciatemi... IloD. Il voglio ! Ariv. 0 mio signor... IloD. Ariy . Rod. Saranno eternamente Divisi i vostri cor ! Il vaticinio sperdasi ! Io delirai finor!.. (La voce di Celino a da dentro) Confido all’ aura, confido al rio Oli arcani affanni del mio martir, E E eco docile al pianto mio Sola risponde a’ miei sospir ! Qual voce è questa ? È 1 orfana Che vien sovente a me... Apri . . . Ma voi?.. Silenzio, E già scomparso il re ! ( Si cela dietro la tappezzeria , Arnaldo ca ad aprire la porta ) sciai ni. iVlii Ron, Ariy. Rod. Ariy. Rod. Ariy. Cer, Celiiula, iii’sinido, e il re nascosto, Vien Col inda... ( E dessa è dessa ! ) Che mai chiedi ? Aita e pace ! 0 Cel. Rod. Arn. Cel. Am. Cel. Rod. Am. Cel. L? alma mia dal duolo oppressa Al suo strazio ornai soggiace ! io m’ affido al tuo consiglio, All’ aimor che porti a me, Tu soccorri al mio periglio, Come in Dio confido in te ! Parla, svela i mali tuoi... Amo, o Arnaldo, un prode eletto, Che ha virtù negli occhi suoi 1)’ ispirarmi arcano affetto, Di dar vita o morte al cor ! Non ha meta, non ha speme Quest’ amor vorace, ardente : È un delirio da demente Che si nutre di dolor ! (Un rivai!.. ) Ma il re poiria Alleggiar tua sorte ria... Egli ? indarno ! Il giovi n eh1 ami Innalzar può il re, se il brami... Sempre il re !.. (Che ascolto ! io moro Giusto egli è, va, il prega... Ah ! no Arn. Ma tu F odii ? Cel. (fuori se) È il re (die adoro! Rod. (mostrandosi) Tu!.. Ariv. (Che intendo!.. ) Cel. (confusa) (lo fuggirò... Rod. No, non fuggir... Cel. Lasciatemi All’ onta, al mio dolore! Am. ( Io tremo ! ) I lOD. All! vieni, ah ! sappilo, T amo d eguale amore! § Cel. Oh gioia!.. Arn. Ah basta!.. Hod. Vivere, Morir saprò per te ! Cel. Ora mi par di esistere , Se un sogno il mio non è! Àriv. ( cercando separarli con tutta l efficacia del suo zelo e della sua affezione ) Non più, gran Dio, fermatevi, L’ abisso al pie vi sta ! Deb ! per la mia canizie, Di voi... di me pietà!.. Rod. Sci mia, Cclinda... Cel. ( rattenuta invano da Arnaldo ) Oh giubilo ! Tuo questo cor sarà!.. Arn. Cessi il fatai delirio... Ron. ( sopraffatto dalle preghiere di Arnaldo e addimostrando la propria agitazione più cogli atti che con le parole , si sforza a poco a poco di allontanarsi ) Addio !.. ( parte ) Ariv. (spingendo dall altro canto la donna ) Ti salva, va ! SCENA IV. Grandiosa sala nella reggia addobbata con festoni di bori e trofei 'd’armi. — Porte laterali, in fondo (niella che mena alla cappella reale. — Ad un canto è il trono. 11 Duca cl9 Altamlra, Gnsman ed litigo* Duca Della corona, o consiglieri augusti, Quai novelle recate ? Gi*s. Vuoisi clic i Mori ritentar V assalto Cerchio di nostre terre! Duca Si nascoda IO La novella funesta, Or che dell’ ara al piede, A cinger la corona il re s' appresta. Ini. Ben tu ragioni... Duca Eppur del giovin prence Deggio un arcano disvelarvi... Ini. Gis. Udiamo... (Mentre il primo ministro sta per favellare , si ascoltano i preluda della sacra cerimonia nella cappella ) Duca Non è piu tempo, è pronto il rito, andiamo! ( S’ incamminano al tempio per la cerimonia del - l’incoronazione per imo spazioso viale, a’ cui lati sono schierate le guardie del re. Indi a poco per le diverse porte laterali entra il popolo con suonatori nella sala ) Cono (dalla cappella ) Gran Dio , d’ un raggio illumina Del giovin re la mente, Gl5 infondi in cor la fiaccola Di caritadc ardente : Lo illumina, o Signor, Sul calle dell’ onor ! Comincia a mostrarsi il rea! corteggio composto de’ graiw di, delle dame di corte tra le quali è €clinda e Pai-* issila, dei duci, araldi d’armi, paggi, Arnaldo, il Ossea iV Aliassi Ira , Cìnsman ? finito , indi il Ile. CORO GENERALE Nella reai tua clamide De nostri plausi al suono, Ascendi, o nobil principe, De7 tuoi maggiori il trono. 11 Accogli i voti unanimi Clic noi leviam per le. Vieni, r amor de’ popoli È V egida de’ re ! ( Cinto del reai manto e con la corona sul capo , lìoMUGo si mostra in mezzo cd suo seguito , e va a sedere sid trono. Al suo apparire rad¬ doppiano gli evviva della moltitudine ) Duca (piegando un ginocchio avanti al re) Ora che il serto regio La chioma tua circonda, 0 Sire, un volo fervido Del popol tuo seconda ; Eleggi ornai, tra F inclite Figlie d’ augusti re, La sposa tua... Don. D’ Ibcria < E sacro il voto a me ; Ma il grido della patria Mi sorse in cor primiero, Nò vo’ sul Irono estollere Figlia di re straniero, La sceglierò nel popolo La sposa del mio cor ! ( Discendendo dal trono e mostrando Celino a ) Eccola... o donna, avanzati... Popolo ( Ella ! ) Duca, Arnaldo, Gusmay, Palmi ta . Iaigo ( Oh funesto crror ! ) Duca ( con rispetto e coraggio ) Sire, non può costei Seder d accanto a te : Germe di re tu sei, ì% L’ angiol clic in terra mi die il Signor,.» Piu che il vantato dritto divino È sacro il dritto di questo cor! Cel. Invan di sdegno cagion son io, Oscura, ignota viver desìo; Gli onori io sprezzo, non bramo il soglio > È tosco e spine tra i drappi c Y or ; Sol del tuo core V impero io voglio, Viver ve’ solo per questo amor l Ron. Cclinda affidati, sai quanto t’ amo, Te della Spagna regina io bramo, Clic nella scelta del mio destino Libera un’ alma diemmi il Signor ! Cono, Imgo, Gusman, Pauiita (Sovra il suo splendido reai cammino* Inciampi e triboli già pone Amor ! ) Duca ( Tutti i grandi di Castiglia Avrò meco in un pensiero ; Cieco nume il re consiglia, Emendarsi alibi dovrà, 0 il più saldo antico impero Al suo piè crollar vedrà ! ) Auv. ( 11 mio re, la figlia amata Veggio in rio fatai conflitto: Sento L anima straziata, E più pace il cor non ha — - Ahi che il veglio derelitto Di terrei* , di duol morra!) Ron. Vieni ornai... (menti' e invita Celiwda. al trono c tutti gli animi pendono indecisi e perplessi y si ascolta un prolungato suono di trombe : an¬ sia in lutti ) 33 SCENA VI. Diego frettoloso, e detti. Sire, irrompono i Mori! Cielo ! AH’ armi, co’ prodi sta Dio ! Non più il serto, ora 1’ elmo vogl’ io ; Non più rege, or guerriero sarò ! ((Si toglie la corona e si adatta V elmo che prende da un trofeo d’ armi) Tutti ( snudando le spade ) Alla guerra alla guerra, o Spagnuoli, Sarà salva di Cristo la Croce: Della fede, del rege alla voce Ritardar la vittoria non può! €el. ( al re agitatissima ) No,.. . m’ascolta... morire mi sento™?? Vo’ seguirti, 0 m’uccide il dolore... Pria che un dardo non giunga al tuo core, Morta io prima al tuo piede cadrò! Rod. Dall’ amor, dalla patria sospinto Questo core c di vincer sicuro: 0 Celinda, all’ Eterno lo giuro, Sarai mia se ritorno farò ! Tutti Su corriam, su voliamo — la patria Dio lo vuole, soccomber non può ! ( Tutti seguono il re, Celinda sviene nelle brac¬ cia d' Arnaldo, la tela cade ) FINE DELL’ATTO PRIMO Rod. ATTO SECO» scgm rimi Gabinetto nella reggia con porte laterali. Accosto ad un tavolino sta Arnaldo ad aspettare il linea d’ AUamira, che poco dopo si mostra. Duca ( andando ansioso incontro ad Arnaldo ) Arnaldo, ebben? compiuto c il grave incarco? Ara. ( mostrando un piccolo bottoncino di cri¬ stallo ) In questo vetro, o Duca, Che dell’ Africa imita la nomata Di rose essenza... è il più feral veleno Duca Porgilo a me... Arn. Quando sarà fiatato, Alcun tempo trascorso, il senno pria Indi la vita involerà... Duca Mei dona. Ara. Adagio!., a chi il destini intender ora Mi è d’ uopo ! Duca Ami tu il re ? Am. Se r ami? il crebbi, E come tiglio E ebbi!.. Duca Egli tra poco vincitor de’ Mori Ritornerà, ma più deciso ancora L’ orfana d’ impalmar... Ara. Prosegui... Duca ( con maggior mistero ) Or sappi, Che meco i grandi bau congiurato c fisso Con giuramento, o torre Al ve quella fanciulla, o iì re medesmo Torre dal mondo e un altro erger sul trono Pera la donna ! Am. (Ah! fulminato io sono!) Duca A me quel nappo... Am. ( Oh bivio !.. ) Duca Mei porgi alfm... Arn. Non mai !.. Duca E per salvar quell’ orfana Perdere il re vorrai ? Sia pur ! ( per andare ) Am. Deh! m’odi... (illumina D’ un padre, o Dio, la mente ! ) Ya, quella donna inviami, Ella sarà... demente! Duca Demente sol ? Arn. Non bastati ? Ya, qui del tosco intanto Fia che la forza io mitighi, Se giunger posso a tanto ! Duca Son pago ! Arn. ( mostrando la fiala ) Or venga, fargliene Un dono io fìngerò ! Duca La donna... o il re... rammentalo! Arn. Salvare il re saprò ! SCENA IL Arnold© solo. 0 figlia, o cara figlia adorata, E deggio io stesso strapparti il cor? No clic la misera sia risparmiata , E meglio uccidasi il genitori Tu puoi soltanto, clemente Iddio, Forza e consiglio donare a me... Entrambi sacri sono al cor mio, Tu fa di’ io salvi la figlia c il re ! 46 SCESA III. Arnaldo, Colluda, indi nuovamente il Duca «1’ AHamira. Cel. Che chiedi, o Arnaldo? fato' (Eccola, al passo orrendo Come disporla ignoro ! ) (;1:I Hai forse a darmi Nuove del re ? Am. Del re?., misera, è d’ uopo Obbliarlo per sempre ! Cel. Ali! tu deliri? Arn. ( grave e riservato) M’ ascolta dunque ! Cel. Alii ! qual lerror m’ispiri! Am. Tutti i grandi lian congiurato, E con sacro giuramento Darti morte han decretato Pria clic a noi non rieda il re ! Gel. Dio!., ma l’empio tradimento Disvelato fia da te ? Arn. M’ odi ancor, se il re perdura Nell’ idea di porti in trono, Per la ria fatai congiura Il re stesso a morte andrà ! Gel. Non seguir, di gelo io sono — Tanto orror non seguirà ! Arn. Sull’ altare della morte Slan due vittime , tu il vedi, Di scampar chi avrà la sorte Dubbio è ancor... Gel. Morire io vo’ ! Arn. Pur se il vuoi, se regger credi, Forse entrambi io salverò ! Gel. Come ? Arn. Un vclen qui chiudesi, Ed era a te serbato, $ rf No son £^1 i effetti orribili, Sorbilo o sol fiutato.». Un lungo riso, un tremito... Gel. Ahi mi si rizza il cria!.. Ariy. Indi un crudel delirio. La calma c morte alfin ! Cel. E intendi ? Ara. Dirò agli empii D’ averti avvelenata, Ma tu frattanto infingerli Dovrai di senno orbata: Con noi, col re, col popolo Folle •esser dei... Cel. Col re?.. Ariy. Con lui più ch’altri... pensaci, 0 morte avrà per (c ! Duca ( ritornando frettoloso , dirà di soppiatto all' Astrologo ) . Che festi, Arnaldo? Ah tu non sai... Già sono a vista le schiere e il re ! Ariy. (consegnando rampolla a Celi mìa ) Il dono o donna, ricevi ornai!,. ( Forza e coraggio ! ) t’ affida a me ! ( Al Duca con intelligenza) Duca ( a Celinda ) A grandi onori Dio ti destina, Alta la fronte tu puoi levar ; E alla ventura nostra resina cn Il primo omaggio vo’ tributar ! • Cui, A me non lice sperar cotanto, Ìj omaggio ad altra tu dei serbar ! (A me non restano che oltraggio e pianto, Morte Pia termine del mio penar ! ) Ara. ( a C blinda ) Di fiori esotici V olezzo eletto Me spesso vengati a rammentar!.. ( Poi al primo ministro ) ( Sccuro e rapido no fia Y effe Ilo, Àndiam F esercito ad incontrar!) ( Tutti si ritirano ) SCOI IV. Atrio nella reggia attiguo alla piazza di Gastiglia. ( Sentasi da lontano la musica dell ’ esercito che a poco a poco si va avvicinando . Si mostrano pri¬ ma i monelli , indi il popolo che si versa nella piazza , tra i colonnati , sugli obelischi , men¬ tre da diverse parti vengon fuori dalla reg¬ gia grandi, dame, paggi, il Duca d A ltam r a, Ava aldo, hiGO. Palpita per assistere al passag¬ gio delle truppe . Di fatto ecco precedute da suo¬ natori le diverse schiere con le rispettive inse¬ gne, seguono i prigionieri Mori, e trombettieri, e le guardie del re con gli stendardi tolti al ne¬ mico e le bandiere spiegale al vento. Finalmente in mezzo ad uno splendido seguilo di duci, al fianco di Gvsma i e Diego entra il re Rodrigo ac¬ clamato dal popolo festante. Di sotto il colon¬ nato han preso posto le § filiere ) Coro Viva Rodrigo, in campo Il fior de’ prodi cgF è, E del suo brando al lampo Ciascun prodigi fé’... Ei liberò la patria, Viva il guerriero e il re ! Rod. Sovra libere contrade Scese un’ orda audace insana, Ma la spada Castigliana La raggiunse e dissipò ! ( Dell’ angelica bcltadc Perchè il raggio a me non brilla? Fu il balcn di sua pupilla Gip al trionfo mi guidò. ) Coro, Gus., Duca, Die. Imi. Dalle Iberiche contrade L’ empio Moro il re snidò ! Rod0 ( al Duca ) Ma in questo dì sì fausto Celinda a che si cela ? Gelinda ? Ebben ? La misera!.. Arnaldo, ah! tu lo svela!.. Che ha?.. di lei non restano Che le funeree zolle ? Vive, ma morta agli uomini, Ella... Prosegui . . . È folle! Che intendo ! E l5 arte provvida Sue cure invan comparte ! Rod. ( ai paggi che subito vanno ad eseguire il cenno ) Sia tratta a me... W scorgere Se amor vai più dell’ arte ! Ara. La dipartenza e V ansia Che avea pel re lontano Certo del mal fur causa, E a lei mostrarvi... è vano! Rod. Ella s’avanza... Ara. ( Ahi ! misera... ) Rod. ( ai suoi ) Ite... (Qual vista !.. ) Cel. ( vedendo V amante ) ( Ahimè!.. ) ( Agitata perplessa si avanza nella sala ) Ara. (nel passarle d’ accosto ritirandosi , le dice ) ( Non li tradir, rammentati Che sacro a morie egli è ! ) Duca Rod. Duca Rod. Ara. Rod. Ara. Rod. Ara. Celinila e Kodrko» Rod. Gei inda , ah! vien, l’ affretta A questo cor che trepido ti aspetta! Cel. ( fingendo non avvedersi di lui ) Son più volubile, son più leggera D’ aura che vola tra V erbe c i lior ; Ma son la bella della riviera, Son la speranza del pcscator ! Ron. Celinda ! Cel. Ah!., chi sei tu? Ron, Aon ini ravvisi? Il tuo sposo son io ? Cel. ( come fatua) Non ti conosco ! Chi sci ? qual nome hai tu ? Rod. Come, non vedi Il tuo fido amator che a te ritorna ? ( Appressandosi a lei ) Cel. A me chi s’ avvicina ? Va, di Spagna a te innanzi è la regina ! Rod. Si , regina del mio core Sei, Celinda, e speme e vanto! Tu qual’ angelo d’amore M’ eri in campo ognor d’ accanto ! Sol per te sfidai la morte, Yincitor fui sol per te ; Ma ritorno, oh ! avversa sorte, E tu sei straniera a me ! Cel. Ali sì... mi par discernere... Ti vidi un dì... i 1 rammento ( Strazio crudele io sento — • Rod. Ahi mi si spezza il cor ! ) Celinda. .. alfm ravvisami... Cel. Ah ! tu. • • Rod. Favella, dì... Cel. Tu sei.. • Cel. Ah! sì... ( Sta per tradirsi , ma si rimette , ride e canta) Son più volubile - son più leggera D’ aura che vola tra 1’ erbe c i lior. Rod. Taci, crudel mio fato!.. Cel. Perche mi sgridi ornai ? Con quel sembiante irato Tu spaventar mi fili ! Se dir potessi appien (ili affanni del mio cor, Pictadc avresti almen * Del fero mio dolor ! Rod. Oh! come scende all’ anima Dolce la tua favella, Come d’ amor m’ inebbria La tua sembianza bella ! Tremula nel tuo viso Deir innocenza il riso ; Non mai cotanto angelica Tu sfolgorasti a me, Sembri una diva immagine, Ed io ti cado al piè!-. Cel. Sorgi, non vedi... oh Dio! L’ ansia, l’inferno mio?,.. Rod. Eia ver ! qual raggio splende ! È il cicl che a me ti rende !.. Cel. ( Che dissi mai!.. ) (*) Son rondine (*) ( Folleggiando ) Che al nido suo scn va!.. Rod. E torna al suo delirio ? Cel. ( Di me , gran Dio, pietà ! ) ( Ridendo e piangendo ad un tempo) Rod. Tu piangi (>? « • o Cel. lo no... son ilare Lieta son io... ma il cor Ànsia 1 attende... Volgimi Rod, Lo sguardo... Cel. Ei tarda ancor ! Itoli. Celinda!.. Cel. s ( Oh strazio orribile ! E troppo, o Dio, pietà! ) Rod. A brani il cor mi lacera!.. Cel. ( Forza, gran Dio , mi dà ! ) Don. ( disperatamente ) Di che sei mia ! ripetimi Che il tuo fedele io sono ; Dimmi che m’ami, e il trono E il ciel rinnegherò ! Cel. Rodrigo, è tua quest’anima... Ma tu, lontan tu sei!.. Per sempre il re perdei... E di dolor morrò ! Ron. Su questo scn gemente Vieni ed abbraccia il re ! Cel. Lo cerca il core ardente, E non lo trova in te ! Rod. Vieni, deh! vieni, abbracciami... Cel. Rispetta il mio dolore!.. Rod. M’arde un vulcan nel core! Cel. ( Deh ! tu mi salva, o Ciel ! ) Rod. Sei mia!.. Cel. Mi lascia, o uccidimi... Rod. Ali! va... son folle anch’io!.. Cel. ( Grazie , superno Iddio ! ) Rod. Oh fato mio crudel!.* ( Rodrigo si allontana alleggiato alla pia grande desolazione : Celi* da cade in ginocchio ) fine dell atto secondo ATTO TERZO SCESA PISANA Altra sala nella reggia con arcate, in fondo chiuse (fa magnifiche cortine di porpora fregiate di oro. De1 vasi di fiori per la stanza. La scena è illuminata da lampanai c candelabri. Porle laterali' che menano agli appartamenti del re, altre che danno alle stanze della creduta demente. Calmila * e CcIiiuKa die si aggira per la sala, iridi ii Paca . Dunque si parta!., accomiatar da’ miei Pria mi saprò!.. Celinda, or or ritorno E a diporto ne andrem... (*)Quando m’attrista — (*) (La bacia ) Non mai donna piu misera fu vista ! (parte) SCENA II. ^clìBida sola. Son sola alfln !. . Fin quando Qui vederlo io poteva, anche di un’ altra Al fianco ei fosse, era il mio duol men crudo; Ma lontano da lui viver non posso, Tutto il mio stato orribile discerno , E partirò... per un viaggio eterno! (Cavando la fiala di veleno dell atto 2.°) Su questo core ben ti serbai, D amica destra dono crudel ! In te lo sguardo Uggendo ornai Sparisce il trono, s’apre un uvei!*» Deh ! su quell’ urna pietosamente In sul tramonto guidate il re ; Dite : qui dentro v1 è la demente. Che ognor costante moria per te ! Allora un gemito, siccome io bramo, Ultimo pegno da te in avrò ; Ma se in quell’ ora ripeti - io t amo®*» T amo, dal Cielo risponderò ! SCESA Ili. Arnaldo e detta. Am. Celinda... > Cel. (correndo a lui grandemente agitata / Arnaldo... un barbaro Cel. Am. Cel. Am. Cel. Am. Cel. Am. Cel. 4m. Mi danna a crudo csigìio ! Tutto mi è noto; vedimi Di pianto ho molle il ciglio ! Alma gentil benefica ! La tua sventura è santa ! Ma non potrò resistere A crudeltà cotanta ! Clic parli ! Senza il balsamo IV un detto suo, d’ un guardo, Morir fin meglio, estinguere Colesta fiamma ond ardo ! Deh! basta, io senio un tremito Di questi acccnli al suono ! Sola son io... chi restami Ti resta... e nulla io sono? buon veglio... ali! deh perdonami... Me al fianco tuo non hai ? E ver!.. Se avessi a perderti, Ti seguirci nel cicli Cel. Tanto tu in’ ami ? A un. Io?., sappilo, Un grande arcano udrai! Cel. Parla, suprema ho un ansia... Aio. Ne fra rimosso il vel ! Tu non sei sola, ti resta ancora Ti resta il misero che li diè vita! Cel. Il padre? ci vive?., deli! a me F addita f Aio. Egli... è lontano; ma pur ti adora, Come si adora un Dio quaggiù! Cel. Il padre!., oh gioia!.. Ah! non dir più! Dove si cela? guidami a lui... Aio. E reggia c amante tu scordi allor ? Cel. Sì, pria che amante, figlia già fui! Dove è mio padre già vola il cor ! Aio. ( con fjran tenerezza ) E allora immemore di me f avrò ? Cel. No, quanto io l’ ami dirti non so ! ( Correndo V uno nelle braccia, dell altro) A 2. Vieni al mio core, stretto ni’ abbraccia, Questa suprema gioia mi dà ! In questo amplesso, nelle lue braccia Del cielo io senio la voluttà! Aio. Del fato avverso sarò più forte, Tutto il suo sdegno sfidar saprò ! Cel. Più non pavento perigli e morte, Con te, col padre d’ amor vivrò ! A 2. Vieni al mio core, stretto m’ abbraccia Questa suprema gioia mi dà! In questo amplesso, nelle tue braccia Del cielo io sento la voluttà ! ( Odesi da lontano un suono di fjioia ) Aio. Qual suon ! Cel. Di nozze l’inno ci sarà!.. Aio. Vieni, del fato maggior mi sento, Sfido il suo sdegno d’ accanto a le ! 21 Cel. Teco il destino piu non pavento!.. ( Altro che morte non resta a me! ) Am. Dio sulla terra pose il dolore, Ma pose l’angelo dell’ amistà! Fuggiam, Celinda, stretto al tuo core Altro quest’ anima bramar non sa ! Cel. Stretta al tuo seno sfido la sorte, Per me sci l’angelo dell’amistà!.. ( Fingiam, quel suono fu suon di morte! — Altra speranza per me non v’ ha ! ) (Entrano uniti, sentasi a minor distanza ripe - tcrc V inno di nozze, indi a poco fortemente conturbato si caccia il re nella sala) SCESA IV. Rodrigo solo. Funesto suon, segnai d’ odio c di pianto , Ti fuggirò... per pochi istanti almeno! Dove corro ? ove son ? con chi favello ?.. Oli mio destili r libello ! Sposo di un’altra... c la mia vita, e quella Per cui sol palpito questo mio core ?.. L’abbandoni?., oh spergiuro ! oli traditore! Tra f ara e il talamo terribilmente Sorge l’ immagine della demente, E per te misera son io, mi grida, Anima infida - t arresta ancor! Ali! no perdonami, spirto celeste, Abbominevoli nozze son queste ! Te avrò nell’anima, se un’ altra ho in trono; La man le dono, ti serbo il cor ! Yo riveder la misera... ( Per enti are nelle stante di (! llid da ) 28 Ars. Rod. Aio. Roi>. ÀRV. Rod. Rod. Arv. Rod. Aio. Rod. Arly. Rod. Arv, Arnaldo agitato ansante e detto. Grazia, o Signor... Che chiedi ? Colimbi al duol resistere Non può... Fi a ver ? Mei credi! Del Duca il cenno ‘barbaro Che la condanna al bando... Che senio ! il temerario ! Io solo -—io qui comando ! Ed il saper... F intendere L’ imcn del re, tal piena D’ afTanno e per quell’ anima, Clic ne morrà di pena! Ma di , cotanto apprendere Può mai quell’ egra mente ? 0 sire... ah! sì... sappiatelo, Ella non è demente ! Che parli ! II Duca, i nobili L1 arcali dannata a morte, 10 per salvarla, intingere Folle la feci... Oh ! sorte !.. 11 ver tu parli ? o al principe Un nuovo inganno c questo ? Pur troppo c il ver, credetemi Col sangue mio V attesto ! Ma se <1 illidi ancora, Ultimo arcan dirò... Del padre tuo la suora La vita a lei donò ! Che ascolto!.. Nella reggia 29 RoD. Ars. RoD» Si crebbe.»» ed io... pietà... ( Cadendo a piedi del re ) È figlia mia, deli salvala, E a me la morte dà! A lei corrioni, salviamola, Mia nacque, e mia sarà!.. Ella medesima inoltrasi... Gioja maggior non v’ ha ! SCOI Oli mi a e detti. Gel. ( pallida , con lena affannata , scarmigliati i capelli esce come inseguita ) Ah! lasciatemi, o crudi, lasciatemi, Dalla reggia partir non poss’ io!.. Ars. Tutto ci sa, deh ! in ascolta, rinfrancati... Ilon. Tassccura, il tuo sposo son io! Gel. Ab ! lo sposo... nei tempio già penetra... No, ti arresta, o morrò di dolor!.. Ars. Più non finger, t’accerta!.. j^0D Ella è fatua. Mal l’ illude di padre 1’ amor ! Gel. (si passa una mano per la fronte, guarda intorno come trasognata , e si atteggia ad una cupa fissazione ) Dove son?.. Ars. ( osservandola con ansia ) Ouella calma... il delirio... »> Gel. ( riconoscendoli ) Ab ! Rodrigo... tu Arnaldo — al mio scn ! Ron. ( con gioia ) Ne ravvisa, ella è salva !.. Ars. (con forza a, Cclinda) Rispondimi... Dì che fosti ? Gel. (disperatamente) Ho nel petto il velai ! (A questo punto sditesi vicinissimo ripetere il suono dell inno nuziale ) 30 A un. Sciagurata ! Rod. Che ascolto ! A un. (fuori se) Tu menti, Sei mia figlia, morir non potrai ! Rod. (eziandio da forsennato) Ali! che ccssin que’ crudi concenti, Tu soltanto mia sposa sarai ! Cel. Tu mio padpc? or comprendo l’ affetto Santo arcano che a le mi legò!.. Tu sci mio !.. (al re) deli ! venite al mio petto. . . Padre !.. A un. Ah figlia!.. Rod. Al tuo seno morrò! ( Nel piu concitato momento della musica festi¬ va le cortine del fondo si aprono , e ve desi il (j lardino reale splendidamente illuminato a ; festa con tutta la corte che si avanza verso il re. Il Di ca d A ita. vira, Gissi an , Inigo, Diego precedono ag*gi e i personaggi predetti. Dica Sir, la regina appellati , L ara per te s’ appresta ! Rod. ( nel massimo furore trascinandolo a piè della morente ) Prostrati, o vii, prostratevi, La mia regina è questa! Questa di fede esempio, Clic un perfido immolò ! ( Additando il Duca ) Cel. Deh! mio Rodrigo, calmali... Che tu il perdoni io vo’ ! Coro Ahi vista!., ahi vista!., reggere A tanto orror ohi può ? o a «i I Condannavano al dolore, Non polca cotanta guerra Sopportar di donna il core! Nelle braccia della morte Trovo il padre ed il consorte; Ma infelice appien non sono Se con voi morir potrò ! ItoD. No, clic non sci tu sola # Del crudo fato in ira, Dio questo cor m’invola, Che sol d’ amor delira! Odio la vita, il trono E teco aneli’ io morrò ! Am. Con man crudele c ria À te il vclen donai, Oh figlia, oh figlia mia 11 mio martir non sai! Ma nel dischiuso avello Con te discenderò ! Cono ( Come si fa pallente Quel fiore d’innocenza!) Dica ( 111 fronte alla morente Scritta c la mia sentenza! ) Tutti ( Troppo ò il destili rubello. Troppo costei penò! ) Cel. ( al re negli ultimi aneliti ) Sulla mia tomba... deh! vicn talora... Sol... questa grazia... Celinda implora... Hod. Per me quell’ urna pur si disserra!.. Aniv. Figlia!.. Cel. A te affido... o padre... il re! ( Spira ) Coro, Iivigo, Diego, il Duca, Palpita Ella era un angelo disceso in terra, E Dio nel cielo la volle a se ! FINE <•' <1 ■ ' , ’ : - ■ ■ 1 . ; • < ■ ' V r / i % ■ I 1 \ * I